L’Italia non è un paese per donne se bere è considerato attenuante quando la vittima è donna

L’assunzione di alcol libera i freni inibitori e facilita la commissione di un crimine: è un fatto noto. Noto soprattutto a chi beve e che perciò si mette consapevolmente in condizioni di essere pericoloso per sé e per gli altri. Bere, dunque, dovrebbe essere considerato sempre aggravante e non attenuante per il reo. I  fatti recenti ci hanno dimostrato che questo non è valido se la vittima è donna e/o il crimine e di tipo sessuale.

 

la BMW guidata da un ubriaco che ha investito e ucciso 4 giovani

la BMW guidata da Gianni Paciello che ha investito e ucciso 4 giovani

Sassano (Salerno), 28 settembre 2014. Gianni Paciello -  già coinvolto da ubriaco in un  incidente mortale, motivo per cui gli avevano tolto la patente -  piomba con la sua BMW sui tavolini di un bar, uccidendo 4 giovanissimi, tra cui il fratello.Aveva un tasso alcolemico di tre volte superiore al consentito.

Dovrà rispondere giustamente di omicidio volontario: ubriacandosi prima di mettersi alla guida, e visto il suo precedente, era fin troppo consapevole delle possibili conseguenze. e già si (ri)parla di introdurre l’omicidio stradale.

Italia oggi, non importa dove né la data precisa. Creando un precedente ignobile in un  paese che, ricordiamo, solo nel 1996 riconosce la violenza sessuale come un crimine contro la persona, la Cassazione ammette una riduzione di pena a un imputato di stupro ripetuto sulla moglie, riconoscendogli di aver commesso un fatto “di minore gravità” perché gli abusi sessuali avvenivano solo quando era ubriaco. Ubriacandosi, esattamente come per il caso precedente, sapeva bene quale orribile crimine avrebbe potuto commettere, eppure l’ebbrezza per lui è attenuante e non aggravante per il crimine commesso.

Smettiamola con il raptus       Smettiamola con il raptus         Smettiamola con il raptus

Intanto, mentre nella civilissima Germania l’incesto è depenalizzato se le persone coinvolte sono maggiorenni e consenzienti, come se un genitore non avesse 18 anni a disposizione per plagiare e ottenere il “consenso”, in tutta  Italia gli uomini continuano a molestare e uccidere le loro compagne perché “le amano troppo” non sono in grado di rapportassi con l’altro sesso come tra pari.  Solo in pochi confessano che lo fanno perché non sanno accettare un tradimento o un rifiuto.  Peggio ancora: desiderano liberarsi di un rapporto senza le responsabilità economiche che comporta una separazione.

No, l’Italia è sempre meno un paese per donne. Almeno per donne vere: saranno sempre ben accette quelle che sono un mix tra una Barbie e la mamma del  Mulino Bianco prima che Banderas si dimenticasse di essere un attore.

Sì, saranno ben accette e gradite all’uomo italiota, almeno finché questi non vorrà un modello aggiornato e accetterà quello vecchioin tanti pezzi, li nasconderà e piangerà in Tv tutto il suo finto dolore per la scomparsa volontaria (?) o il rapimento di una compagna che ha posseduto e mai amato veramente.

La Nero Press Edizioni presenta i saggi su Charles Manson e Tim Burton

Vi ricordo che domani 21 giugno alle 16,00 – durante il Tolfa Short Film Festival  - la Nero Press Edizioni presenterà i primi due saggi della nuova collana Indagini che curo personalmente per la casa editrice.

Charles "Satana" Manson: demitizzazione di un'icona satanica

Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica

Interverranno il criminologo Ruben De Luca che ha scritto la prefazione del mio saggio Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica, e Filippo Santaniello, scrittore e sceneggiatore del film  Bloody Sin che verrà proiettato la sera, che di sicuro avrà apprezzato Tim Burton from Gotham to Wonderland di Giulio Muratore.

Parleremo tra l’altro di come aver ucciso Sharon Tate – la moglie incinta di Roman Polanskidivenuto famoso da poco con il film “maledetto” Rosemary’s Babyabbia mediaticamente reso “satanica” una setta, la Family, e i delitti che ha commesso in nome del suo fondatore, Charles Manson.

 

 

Tim Burton from Gotham to Wonderland

Copertina Tim Burton from Gotham to Wonderland

Durante la presentazione scoprirete inoltre che Tim Burton ha realizzato alcuni cortometraggi che non possono essere considerati opere “minori”, anche perché hanno influenzato – e influenzano ancora – tutti i suoi film e di come e perché Johnny Depp sia diventato il suo “attore feticcio” e Vincent Price una sorta di mentore.

Sabato e domenica, all’interno del teatro dove si svolge la manifestazione, potrete acquistare i saggi presentati e gli altri volumi pubblicati dalla Nero Press Edizioni.

Vi aspettiamo numerosi!

Tim Burton from Gotham to Wonderland: il nuovo saggio della collana Indagini (Nero Press Edizioni)

Tim Burton from Gotham to Wonderland di Giulio Muratore è il nuovo saggio della collana Indagini della Nero Press Edizioni che curo personalmente. A maggio è uscito invece Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica

Giulio Muratore, nel saggio Tim Burton from Gotham to Wonderland, ci conduce per mano in un viaggio che parte  dalla città immaginaria di Batman fino al Paese delle Meraviglie di Alice, senza però tralasciare le opere giovanili e meno note del regista più eclettico di Hollywood e quelle che devono ancora uscire sul grande schermo.

 

Tim Burton from Gotham to Wonderland

Copertina Tim Burton from Gotham to Wonderland

Ma cos’è il cinema per Tim Burton?

Lascio al regista stesso l’onere e l’onore di parlare di sé:

Grazie al cinema posso esplorare rapporti complessi di cui mi sarebbe difficile parlare con chiunque.

Il cinema è catartico. 

La sua forza sta nell’analizzare i sogni, offrendo a ciascun spettatore aspetti inusuali in cui riconoscersi. 

Mi piace l’assurdità del cinema.

                                                  Tim Burton

Presentazione della collana Indagini (Nero Press Edizioni) durante il Tolfa Short Film Festival


burton 300

Sabato 21 giugno alle 16,00 – durante il Tolfa Short Film Festival - la Nero Press Edizioni presenterà i primi due saggi della collana Indagini. 

Parteciperanno gli autori, il criminologo Ruben De Luca e altri ospiti. Io sarò presente in doppia veste: quella di curatrice della collana Indagini e di autrice.

Potete vedere in anteprima la copertina del saggio Tim Burton from Gotham to Wonderland di Giulio Muratore e ammirare nuovamente quella di Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica di Biancamaria Massaro (sì, proprio io).

 

Charles "Satana" Manson: demitizzazione di un'icona satanica

Sono state entrambe realizzate da Laura Platamone che ha ha saputo magistralmente cogliere le diverse sfaccettature del regista Tim Burton e regalare una nota “pop” al volto allucinato e allucinante di Charles “Satana “Manson.

Se verrete alla presentazione, potrete gustarle dal vivo e parlare con gli autori dei saggi.

Ricordo inoltre che sabato 21 e domenica 22 giugno troverete anche gli altri libri della casa editrice Nero Press Edizioni.

Motta Visconti: strage familiare o “femminicidio allargato”?

Se cercate su internet, non credo troverete l’espressione “femminicidio allargato”. Io c’ho provato e non ho ottenuto risultati, perciò con una buona dose di presunzione posso dire di averla coniato io per il caso di Motta Visconti. Adesso vorrei dare la mia personalissima definizione. Come donna e come semplice appassionata di criminologia, perciò con nessuna pretesa di ufficialità.

Partiamo con ordine.

Il più delle volte l’autore di una strage familiare si uccide subito dopo averla commessa - o tenta di farlo – tanto che l’episodio è spesso definito un sorta di “suicidio allargato”: la persona voleva uccidere se stesso e si è portato dietro i suo cari, ritenendo che non potessero vivere senza di lui. Può anche essere che uccida un familiare malato da tempo – o “problematico” – che non riesce più a seguire, allora decide che entrambi vadano in un posto migliore e senza sofferenze. Alla base c’è quasi sempre quindi una depressione o una patologia. Conclamata o riscontrabile a posteriori.

Quando invece l’autore desidera sopravvivere ai suoi familiari – meglio: SENZA di essi – i moventi possono essere diversi e “banali”. Per esempio quello pecuniario: l’assassino vuole entrare in possesso anticipatamente dell’eredità. Il caso italiano forse più famoso è avvenuto il 17 aprile del 1991, quando Pietro Maso, aiutato da tre amici, uccise i suoi genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari.

Nel caso di Motta Visconti, come ho già detto, ci troviamo di fronte a un caso di femminicidio allargato: Carlo Lissi ha ucciso la donna che gli impediva di vivere liberamente una storia d’amore che, è necessario sottolineare, era del tutto immaginaria: la collega di cui si era invaghito, infatti, non solo respingeva le sue avances, ma era appena andata a convivere con il fidanzato. Anche i suoi stessi figli – ma che nella sua mente erano i figli dell’ostacolo primario che doveva/voleva eliminare – erano diventati per Lissi un peso, una zavorra di cui sbarazzarsi.
Se la moglie fosse stata un’auto, i figli sarebbero stati gli “optional” che la concessionaria gli aveva offerto a un prezzo inferiore o regalato al momento dell’acquisto: cambiando l’autovettura, avrebbe perso anche quelli. Ma ne avrebbe avuti altri con l’auto nuova, se li avesse voluti.

strage di Motta Visconti: matrimonio tra vittima e carnefice

strage di Motta Visconti: un caso di femminicidio Allargato?

Partendo dal caso specifico di Motta Visconti e generalizzando, ci troviamo secondo me di fronte a un femminicidio allargato quando l’autore considera la compagna e la prole comune come un tutt’uno, un ostacolo alla propria felicità/realizzazione, un corpo unico su cui accanirsi e per la cui morte trovare un alibi.

“Lucida follia” hanno detto alcuni. Lucido egoismo, dico io. Senza scomodare il narcisismo patologico o altre più “dotte” espressioni…

Motta Visconti e Novi Ligure: nei delitti in famiglia il colpevole è di solito un membro della famiglia

Quando vengono uccisi nello stesso episodio più appartenenti allo stesso nucleo familiarenon bisogna cercare il colpevole molto lontano.  Le stragi familiari, infatti, il più delle volte sono commesse da un membro della famiglia stessa, spesso l’unico sopravvissuto e creduto all’inizio scampato “per caso” al massacro.

Carlo Lissi, (31 anni) ha appena confessato di avere assassinato la notte di tra sabato e domenica scorsa la moglie, Cristina Omes (38), e i loro due figli, Giulia e Gabriele, rispettivamente di 5 anni e 20 mesi, nella villetta in cui vivevano a Motta Visconti, nel Milanese. Poiché non è stata ritrovata sulla scena del crimine l’arma del delitto, si è esclusa da subito l’ipotesi del suicidio-omicidio, ma per una giornata intera si è parlato di una (im)probabile rapina finita male.

strage di Motta Visconti: matrimonio tra vittima e carnefice

Strage di Motta Visconti: il giorno del matrimonio tra vittima e il  carnefice, prima che nascessero i 2 figli

 Il sindaco del paese, Primo De Giuli, che conosceva le vittime, ieri aveva perfino affermato che: È da tempo che assistiamo a una escalation di reati a Motta Visconti, soprattutto furti in abitazioni. Specialmente nelle villette. La gente non ne può più.

Le sue parole mi hanno subito ricordato Il massacro di Novi Ligure del 21 febbraio del 2001 in cui morirono Susi Cassini, 45 anni, e suo figlio Gianluca, di 12. Per nemmeno 48 ore si credette che gli autori del crimine erano stati degli immigrati clandestini scoperti a rubare, tanto che ci furono  - non solo a Novi Ligure – parecchie affermazioni razziste che rischiarono di sfociare in una caccia all’“uomo nero”. La realtà si rivelò ben più terrible: a colpire erano stati Erika, figlia e sorella delle vittime, insieme al suo fidanzato Omar. Lo avevano fatto, dichiararono, perché la madre di lei contrastava il loro amore.

Nel caso di Motta Visconti quale sarebbe stato invece il movente? Carlo Lissi  avrebbe già ammesso che la moglie e i figli erano d’intralcio alla nuova relazione, non corrisposta, con una collega. Prima di dire che si tratta dell’ennesimo caso di femminicidio, aspettiamo nuove informazioni.

I carabinieri hanno però già escluso – e applaudo per questo – che si sia trattato di un delitto d’impeto… è già un inizio.

Mondiali 2014: combattiamo il turismo sessuale

Quando ci sono i mondiali, ogni italiano diventa un CT della nazionale.
Il fenomeno si i ripete anche in questa edizione 2014 e alcuni connazionali vedranno l’Italia giocare direttamente sui campi di calcio.
Alcuni di loro, purtroppo, incrementeranno il turismo sessuale, compreso quello minorile.

Non stiamo parlando solo di pedofiliclassici” ma soprattutto di quelli occasionali (circa il 65%del totale!): si tratta di rispettabili cittadini prima e dopo il viaggio che nel luogo di vacanza abbandonano freni inibitori e morali e si “concedono” libertà che a casa propria sono i primi a condannare.

Gli italiani, insieme a portoghesi e tedeschi, sono i primi ad alimentare lo sfruttamento sessuale minorile, che in Brasile ha superato quello della Tailandia.

l’Ecpat, una onlus che combatte lo sfruttamento sessuale dei bambini, il 5 giugno ha lanciato una campagna, contrassegnata dall’hashtag #DontLookAway (non distogliere lo sguardo), in cui persone comuni, calciatori e personaggi famosi “mettono la faccia” contro la prostituzione minorile grazie a un selfie.

Sempre l’Ecpat ha chiesto alla squadra di Cesare Prandelli di partecipare all’iniziativa con una foto di gruppo… speriamo in una risposta celere e positiva.
Io ho fatto la prova di come verrebbe: non mi sembra male. Voi che dite?

Gli azzurri contro il turismo sessuale: una mia versione...

Gli azzurri contro il turismo sessuale: una mia versione…

Intanto, in Brasile prostitute e trans sono andate a scuola d’inglese ed è prevista la distribuzione gratuita di 104 milioni di preservativi…

Poster del film Sin City 2: censura senza senso

Dimentichiamo per un momento che si tratta di una grande trovata pubblicitaria che porterà fortuna, fama e soldi a tutti coloro che hanno partecipato al film, cominciando dall’attrice stessa: è assurdo che abbiano censurato il poster di Sin City 2: una donna per cui uccidere, sostenendo che Eva Green sia troppo provocante, sexy, scandalosa… aggiungete altri termini a piacere dello stesso tono. Voi maschietti, possibilmente, senza sbavare troppo.

Come donna riconosco la mia invidia profonda verso Eva Green, bellissima e seducente con solo una vestaglietta trasparente che ben poco nasconde forme perfette e una pistola in mano che dimostra che se la sa benissimo cavare da sola.
Soprattutto, non mi sento offesa dal poster: è vero, sfrutta l’immagine di una donna per vendere un prodotto, ma è la protagonista del prodotto stesso, almeno la molla che muove e scatena gli eventi narrati in una parte del film.

Eva Green: scandalosa perché troppo sexy o troppo "forte"?

Eva Green: scandalosa perché troppo sexy o troppo “forte”?

Eva Green nel poster è una donna tutto  d’un pezzo, forte  e  “vera”, almeno per quanto può esserlo una di celluloide. Non è solo seno generoso, lato b sodo, labbra carnose e lunghe cosce che vendono di tutto, dall’automobile al rasoio, passando per vernici e birre, in una sorta di compiaciuto e legalizzato depezzamento, degno del peggior serial killer feticista. Non è una donna-oggetto, efficace strumento per far credere agli uomini di poter ottenere “la più bella del reame” comprando XYZ o alle donne di esserlo loro se utilizzeranno il nuovo trattamento KJY.[/caption]

Ma la donna forte e vera fa paura e scandalizza: deve essere cancellata, censurata.

L’immagine della donna oggettivata – sia in versione sexy/sempre disponibile che in quella casalinga/accogliente – è tranquillizzante e fa comodo  a tutti: perciò molto di rado suscita lo scandalo “moderno”.
Perché il termine “scandalo” deriva dal greco Skàndalon, ovvero “ostacolo, inciampo”. Indica(va) azioni/fatti privati diventati pubblici che danno il cattivo esempio e “fanno cadere” l’intera comunità nel cammino verso il raggiungimento del comportamento sociale ideale.

Se una comunità/paese accetta che – anche se “solo” culturalmente  e a volte in modo non sempre visibile ai più – un sesso sia in posizione di privilegio sull’altro, crea “scandalo” tutto ciò che promuove la donna pari all’uomo. Quando invece la parità dei sessi è raggiunta, almeno “sponsorizzata”, fa scandalo la donna oggetto.

Se ne deduce che dobbiamo fare ancora molti passi avanti.

E andare al cinema.

Il femminicidio non è un raptus né un eccesso d’amore

Dopo ogni caso di femminicidio in cui vi diranno che:

- è stato un raptus

- lui l’amava troppo; è stato un eccesso d’amore

- incolperanno lei per averlo lasciato o non aver accettato le sue avances

ricordatevi che non è vero e ripetetevi questo mantra:

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Smettiamola con il raptus

Diffondiamo e educhiamo le nuove generazioni a credere che uomini e donne siano davvero pari metà che completano lo stesso cielo.

Helter Skelter: una canzone dei Beatles, un sinonimo di “confusione”, uno scivolo… e l’Apocalisse profetizzata da Charles Manson!

Helter Skelter è il titolo di una canzone dei Beatles.

Helter Skelter è... confusione!

Helter Skelter è… confusione!

L‘helter skelter è un tipo di scivolo a forma elicoidale, spesso molto colorato, molto comune un tempo nei Luna Park.

Helter skelter può essere usato per descrivere qualcosa di confuso e disordinato.

A fine anni Sessanta, qual è il significato di Helter Skelter per Charles Manson?

Un messaggi che gli avevano inviato i Beatles per dare un nome alla sua personale e improbabile Apocalisse.

L’imminente scontro razziale tra bianchi e neri  in nome del quale mandare una mezza dozzina di seguaci a massacrare ricchi innocenti che vivono nel lusso e la fama che non otterrà mai.

Helter Skelter è la canzone che gli U2 hanno cantato il 17 novembre del 1987, urlando “This is a song Charles Manson stole from the Beatles. We’re stealing it back” (Questa è una canzone che Charles Manson rubò ai Beatles. Noi adesso ce la riprendiamo!).

Helter Skelter è solo una canzone dei Beatles.

Ma, nonostante il gesto di Bono, Helter Skelter sarà per sempre legata al massacro di Cielo Drive e al suo mandante, Charles Manson…
Questo e altro troverete nel mio saggio Charles “Satana” Manson: demitizzazione di un’icona satanica, che si avvale della splendida prefazione del criminologo Ruben De Luca.